Associazione Astrofili Trentini
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Eroi dello spazio


"Per il telespettatore, il conto alla rovescia di un grosso razzo è diventato una vera passione tipica dell'era spaziale: sullo schermo appare una serie di numeri, mentre una voce, volutamente inespressiva, si concentra sullo strano rito di contare i secondi all'indietro. Evidentemente inventato da un regista, sembra abbia solo lo scopo di suscitare tensione ed eccitazione negli spettatori. Quando finalmente l'orologio segna lo zero, lo spettacolo culmina col fragoroso avvenimento del lancio... In realtà il conto alla rovescia è un procedimento accuratamente studiato per la preparazione del lancio."

Così scriveva Wernher von Braun nel libro-culto "Space frontier" del 1963, sottolineando l'inizio dell'era dello spazio come spettacolo: moltissime persone che prima di allora non conoscevano nulla riguardo queste ricerche di frontiera, venivano ora coinvolte nelle straordinarie imprese delle missioni spaziali. I protagonisti di questa nuova epoca erano uomini di grande preparazione tecnica e scientifica, spesso con un trascorso militare, pronti ad affrontare le più disparate situazioni di pericolo in un ambiente estremo, allenati come atleti per le olimpiadi: gli astronauti.

Il 12 aprile si celebra nel mondo la giornata dei cosmonauti, per ricordare i tanti coraggiosi che volarono nello spazio in un periodo, quello d'oro dell'astronautica negli anni 60-70, in cui viaggiare al di fuori dell'atmosfera terrestre era un'impresa ardimentosa come nessun altra. Le straordinarie conquiste che abbiamo raggiunto oggi hanno richiesto, come accade spesso nella storia, un tragico contributo di vite umane.

La possibilità concreta, e non solo fantascientifica, di far volare un uomo nello spazio cominciò a diffondersi negli anni 20 , con gli studi e gli esperimenti pionieristici dell'americano Goddard, del russo Tsiolkovsky e del gruppo tedesco diretto da Oberth. I primi razzi volavano per poche centinaia di metri, con propellenti liquidi di ossigeno e benzina, era quasi impossibile dirigerli con precisione e non di rado esplodevano alla partenza. Fra le due guerre l'industria missilistica ricevette un fondamentale impulso dai privati: così si giunse, nel 1942, a far volare un razzo per oltre 200 km ad 80 km di quota. Wernher von Braun, a capo di tale progetto, disse in quella occasione ai suoi collaboratori :"Vi rendete conto di quello che abbiamo realizzato oggi? È nata l'astronave!".

Prima di vedere un uomo nello spazio avremmo comunque dovuto aspettare il 12 aprile 1961, quando il colonnello russo Yuri Gagarin stupì il mondo volando con la sonda Vostok per oltre 1 ora nell'orbita terrestre. Nemmeno un mese dopo, il 5 maggio, Alan Shepard ripetè l'impresa con la capsula americana Mercury 3. Due anni più tardi Valentina Tereshkova, dell'allora Unione Sovietica, fu la prima donna a raggiungere il cosmo. La corsa allo spazio portò nel giro di pochi anni alla straordinaria avventura di Armstrong, Aldrin e Collins sull'Apollo 11, ma anche a tante disgrazie, dovute a troppa sicurezza nei propri mezzi in alcuni casi, ed all'intrinseca, estrema pericolosità del vuoto spaziale in altri. Nell'Apollo 1 morirono asfissiati gli astronauti Grissom, White e Chaffee, per un banale cortocircuito. Lovell, Swigert e Haise si salvarono per miracolo sull'Apollo 13; una vicenda che tenne il mondo con il fiato sospeso. Anche da parte russa i caduti in quegli anni furono molti: solo di recente cominciamo ad averne un quadro preciso. Ma la tragedia che tutti ricordiamo come la più triste e dolorosa, nell'epoca dell'informazione di massa, fu quella che ebbe protagonista lo Shuttle Challenger nel 1986, esploso pochi secondi dopo il lancio: costò la vita a 7 astronauti. Nello stesso anno prese vita il progetto della stazione spaziale MIR, che modificava le precedenti stazioni americane Skylab e russe Salyut, permettendo per la prima volta permanenze di molte settimane nello spazio. Che a volte divennero indesiderabilmente lunghe, come quella di un anno cui fu costretto il cosmonauta russo Krikalev, "abbandonato" a 400 km di altezza nel 1991, quando dalla Russia in disgregazione politica nessuno era in grado di riportarlo a casa.

Oggi volare nello spazio appare molto più facile: le missioni dello Shuttle americano si guardano alla televisione come fossero operazioni di routine, ma il pericolo è sempre in agguato, nonostante i grandi passi in avanti della tecnologia. L'astronauta odierno è sempre più uno scienziato che deve essere perfettamente preparato sugli scopi della missione a lui affidata, ed è certamente meno impegnato da un punto di vista fisico rispetto ad un tempo. Ne è la prova vivente il senatore John Glenn, tornato a volare sullo Shuttle alla bella età di settant'anni, forse più per una provocazione spettacolare che per effettivi motivi scientifici. Egli ha tuttavia dimostrato come un giorno non più lontano, potremmo essere tutti viaggiatori fra le stelle.


Christian Lavarian (lavarian@science.unitn.it)
aprile 1999


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