Associazione Astrofili Trentini
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La cometa Hale-Bopp: cronistoria osservativa


L'eccezionalità della cometa Hale-Bopp non risiede solo nelle sue caratteristiche fisico-chimiche, ma soprattutto nel fatto che essa si è resa visibile ad occhio nudo per oltre un'anno, un record che resterà imbattuto per molto tempo, se non avremo la grande fortuna di rivedere una cometa così splendente.

Le prime osservazioni compiute dai soci dell'Associazione Astrofili Trentini risalgono addirittura all'agosto 1995, quando alcuni la poterono osservare, molto bassa sull'orizzonte Sud, nella costellazione del Sagittario, profittando dei cieli bui del Monte Tremalzo in Val di Ledro. Allora era di magnitudine + 11, circa 100 volte più debole della più debole stellina visibile ad occhio nudo, ad una distanza di 6 unità astronomiche dalla Terra: questo significa che era necessario un telescopio da almeno 30 cm di diametro per scorgerla distintamente. Da quei giorni fino all'aprile 1997 la cometa ha raggiunto la magnitudine 1, aumentando il suo splendore di 60.000 volte.

Scoperta il 22 luglio 1995 da Tomas Bopp ed Alan Hale dai cieli cristallini del deserto dell'Arizona, la cometa C 1995 O1 era stata fotografata da un osservatorio professionale addirittura 2 anni prima, quando essa si trovava ai confini del sistema solare ed era di magnitudine +18, con una piccola chioma di 24". In quella occasione tuttavia essa passò inosservata, altrimenti sarebbe stata scoperta addirittura 4 anni prima del passaggio al perielio: un evento sensazionale a dir poco.

Già pochi giorni dopo la scoperta gli astronomi osservarono e fotografarono la cometa con grande interesse, vista la possibilità che essa divenisse un oggetto molto splendente in futuro: Stephen James O'Meara tramite il riflettore da 91 cm dell'osservatorio di Lick notava un falso nucleo molto nitido circondato da una chioma interna di 40". Di norma, nelle comete che si avvicinano al Sole, vengono rintracciate emissioni di ossido di carbonio (CO) e di cianogeno (CN). Ma a La Silla (in Cile) dove gli astronomi si occuparono di tale ricerca non vennero rilevati questi composti. In quell'occasione invece essi fecero notare che la cometa era ancora troppo lontana dal Sole perché il ghiaccio d'acqua, il componente principale dei nuclei cometari, sublimasse efficacemente dando l'avvio alla produzione di CO e CN. Il nucleo a quella distanza stava producendo essenzialmente polvere con piccole quantità di carbonio molecolare.

Nei mesi successivi seguirono altre osservazioni e le prime fotografie, che mostravano già una discreta attività del nucleo, cosa a dir poco singolare considerata la grande distanza a cui si trovava ancora la cometa. Sulle riviste specializzate si parlava già di una cometa dal "futuro brillante", con molta cautela visto che in passato molte comete che promettevano "fuochi artificiali" avevano deluso le aspettative.

Finalmente nell'agosto 1996, ancora una volta dal Monte Tremalzo, la cometa si rese finalmente visibile ad occhio nudo: certo nulla di paragonabile allo spettacolo offerto nei mesi di marzo ed aprile 1997, ma ugualmente affascinante, poiché lasciava presagire l'eccezionalità dell'evento cui si assisteva. Nel mese di settembre, in occasione del campeggio astronomico dell'Associazione Astrofili Trentini presso Passo Coe, molti astrofili poterono avvistare la cometa ad occhio nudo nella costellazione dello Scudo, grazie ai cieli bui dell'altopiano di Folgaria. In quella occasione la Hale Bopp era di magnitudine +5.0 e fu possibile osservare già alcune sue caratteristiche peculiari, che essa avrebbe mantenuto nei mesi successivi, come ad esempio la caratteristica "virgola" che partendo dal nucleo si estendeva per formare la brillante chioma.

La Hale-Bopp, ormai conosciuta da tutti come "la cometa del secolo", aumentava costantemente di luminosità, ed era soprattutto in linea con le previsioni che l'avrebbero data di magnitudine 2 nell'aprile 1997. Ma proprio in quelle settimane assistemmo ad un piccolo giallo: l'astro chiomato infatti, per tutto il mese di novembre, rimase di magnitudine stabile, cioè non aumentò il proprio splendore. Questo fece scattare molti campanelli d'allarme: i "detrattori" della cometa del secolo ribadirono il fatto che essa avrebbe deluso le aspettative dei più rimanendo piuttosto debole, altri astronomi cercarono di mostrare come l'apparente quiescenza della luminosità chiomato fosse dovuta a momentanei cambiamenti fisco-chimici sul nucleo.

Molti astronomi e astrofili avevano ancora in mente la cocente delusione per la cometa Kouthek, che nel 1973 era stata pronostica luminosissima ed invece non lo fu: generalmente nella comunità astronomica la stima della magnitudine di una cometa viene sempre fatta prudenzialmente, quasi per timore di rovinare la sorpresa che questi astri riescono sempre a trasmettere.

Non ci fu modo di valutare questi dati per qualche settimana: infatti la cometa archiviò il 1996 scomparendo nelle luci della sera, per tornare visibile alcune settimane piu' tardi, nei primi giorni di gennaio. E fu proprio al ritorno della Hale-Bopp che gli ultimi dubbi vennero definitivamente fugati: la cometa era di nuovo splendente come le previsioni indicavano.

Nel gennaio 1997 Hale Bopp splendeva nel cielo mattutino di magnitudine +1,5, era visibilissima ad occhio nudo dalle maggiori città e molti la videro senza difficoltà da Trento, in direzione del monte Celva. La cometa stava lentamente attraversando la costellazione dell'Aquila, spostandosi verso gli asterismi della Sagitta e della Vulpecula, arrivando, verso fine febbraio nella maestosa costellazione del Cigno. Era già visibile ad occhio nudo una luminosa coda di polveri lunga approssimativamente 4 gradi, mentre la coda azzurra di ioni, lunga il doppio, era percepibile da cieli bui oppure con un modesto binocolo, meglio ancora in fotografia. La magnitudine stava lentamente aumentando, attestandosi ad un valore intorno alla 0, mentre l'intervallo di osservabilità era di un paio d'ore prima del sorgere del Sole, sempre in direzione Est-Nord-Est . Nel mese di marzo 1997 la cometa C 1995 O1 continuava ad avvicinarsi alla Terra, aumentando la sua luminosità che raggiungeva magnitudine negativa, quindi prossima alla stella Sirio, la più splendente del cielo. La cometa era sempre visibile all'alba, ma dalla seconda metà del mese, lo fu assai meglio al tramonto, in direzione Nord-Ovest. Fu allora, grazie al comodo orario per la sua osservazione, che un numero enorme di persone, non astrofili, poté osservarla praticamente in ogni luogo dell'emisfero boreale: era scoppiata la febbre della cometa.

La Hale-Bopp si stava spostando dalle costellazioni del Cigno e della Lucertola a quella di Andromeda, dove il 25 marzo fu protagonista di un "incontro ravvicinato", chiaramente solo prospettico, con la magnifica galassia di Andromeda.

In quelle settimane l'attività osservativa e fotografica fu fenomenale: non si contavano più le uscite con il telescopio. Cinque, sei, sette di seguito alle Viotte del Monte Bondone, a Passo Coe, in val di Cembra, sulla Maranza... Alcuni di noi ricorderanno in maniera indelebile la magnifica serata del 28 marzo, quando dopo un furioso temporale andammo ad osservare la cometa dal passo del Cimirlo. Il forte vento aveva reso il cielo di una limpidezza eccezionale, e le mille luci di Trento nella vallata fornivano uno sfondo incantevole alla luminosissima Hale-Bopp: essa era l'oggetto più splendente nel cielo, con una coda di polveri lunga 20 gradi ed una di ioni, dal magnifico colore azzurro visibile senza alcun strumento, lunga almeno 25 gradi. Per alcuni di noi fu una delle esperienze astronomiche più esaltanti.

Raggiunto il perielio il 1° aprile, alla ragguardevole distanza di 1,35 unità astronomiche, la cometa cominciò molto lentamente a diminuire il suo splendore, in concomitanza con l'allontanarsi dal sistema solare. Contemporaneamente le sue condizioni di osservabilità cominciavano a peggiorare: dopo la notte della cometa il giorno sabato 5 aprile, la Hale Bopp si rese visibile per sempre meno tempo all'imbrunire, per finire col perdersi fra le luci del tramonto nei primi giorni di maggio. In quel periodo poterono cominciare a vederla gli osservatori dell'emisfero Sud, che fino a quel momento erano stati svantaggiati, anche se essi persero le fasi più eclatanti dell'apparizione di questa splendida cometa.


Christian Lavarian (lavarian@science.unitn.it)
febbraio 1998


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